TAP: L’ennesimo passo contro la transizione ecologica

Il TAP[1]Trans Adriatic Pipeline – è uno di quei progetti che contribuisce al collasso sistemico che il nostro pianeta sta vivendo e che ci terrà legati alle fonti fossili ancora a lungo. Un megacondotto di 878km che parte da Kipoi – al confine con Grecia e Turchia – e arriva in Puglia e compone l’ultima parte di un’“opera” da più di 40 miliardi di dollari e 3500km che collegano l’offerta di gas dell’Azerbaijan alle favole della transizione ecologica dell’Europa.

Mappa dei gasdotti che porteranno il “gas naturale” dal Mar Caspio all’Europa.

Così, la strategia europea che guiderà la transizione ecologica, passerà per l’ennesima risorsa fossile: i “gas naturali” (principalmente metano) che permettono di creare l’infrastruttura necessaria per l’idrogeno – la vera fonte di energia “game changer” per la lotta al cambiamento climatico.

La produzione dell’idrogeno, ad oggi, si aggira intorno alle 70 milioni di tonnellate all’anno e viene principalmente usato per i fertilizzanti e composti chimici – come il metanolo – e, a seconda del processo che si usa per estrarlo dagli elementi presenti in natura, si divide in 3 categorie:

  • il “grigio” che viene prodotto tramite la combustione del carbone – con il rilascio di CO2 in atmosfera
  • il “blu” che viene prodotto dal metano – o “bio” metano e che trattiene il 70-90% delle emissioni di CO2 del processo
  • il “verde” quello prodotto tramite elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili

Ad oggi, la maggior parte – il 96% – richiede fonti fossili per essere prodotto e, anche tenendo conto delle proiezioni più ottimiste del report Bloomberg New Energy Finance[2] che stima una diminuzione del 70% del prezzo di produzione dell’“idrogeno verde”, rimane il problema delle grandi quantità di acqua necessarie alla sua produzione.

Per questo si considera anche il “biometano” tra le fonti da cui si può estrarre l’idrogeno, ma anche qui riscontriamo un problema: la sua produzione è legata a doppio filo agli allevamenti e all’agricoltura intensive, una componente del nostro “modello di sviluppo” da eradicare al più presto se vogliamo avere una speranza di avere un pianeta ancora vivibile tra 30 anni.

In una prospettiva che vede – al 2050 – oltre 5 miliardi di persone che non avranno accesso all’acqua, pensare di destinare quella poca che sarà alla produzione di energia per muovere industrie e navi cargo è un’idea che poteva venire solo alle grandi multinazionali energetiche che hanno dimostrato – nel corso delle loro esperienze pluri decennali – il valore dei loro profitti sulla pelle delle persone.

Chi investe nel TAP?

Nel dicembre 2018 si è concluso il project financing che del TAP a 3.9 miliardi di euro. Tra le 17 banche[3] ci sono anche le italiane UBI, Unicredit e Intesa San Paolo che sono solite investire in progetti fossili dannosi per il destino della vita terrestre, oltre alle banche EIB (European Investment Bank) e la EBRD (European Bank for Resource and Development) . Dal report di Banking OnClimate Change 2020 risulta che, seppur rimanendo nella parte bassa della classifica mondiale, le banche italiane hanno investito oltre 22 miliardi (Unicredit) e 12 miliardi (Intesa San Paolo) in progetti fossili dagli Accordi di Parigi del 2015.

IL GREENWASHING DI SNAM

La posa in opera di circa 900km del gasdotto TAP ha fortemente impattato i luoghi attraversati, ma rimane comunque imparagonabile agli effetti a lungo termine che l’investimento di oggi sul gas porterà. Se gli effetti a lungo termine sono difficili da immaginare, le cicatrici sul territorio del progetto promosso – che vede tra i principali azionisti SNAM, BP e SOCAR tutti al 20%[4] – sono ben visibili.

Sul sito della Società Nazionale Metanodotti non vengono mostrati gli effetti che quest’opera ha avuto sul territorio e sulle persone che lo abitano, poiché risulterebbe palese l’ipocrisia di questa azienda.

Nella sola Puglia, in cui arrivano gli 8km finali del metanodotto ma che sono collegati alla rete nazionali con altri 50km di tubazioni[5], sono stati abbattuti più di 5000 ulivi in 42 ettari di terreno[6], ma l’azienda TAP Italia continua con il greenwashing per convincere le persone della loro buona condotta nei confronti di persone e ambiente.

In un post che potrebbe sembrare anche divertente, se non fosse per la gravità della situazione attuale, si legge:

Fortunatamente, il loro tentantivo di ripulire la propria reputazione viene smascherato dalla maggior parte degli utenti:

Chi conosce bene il modus operandi e i veri interessi di SNAM sono le 67 persone che sono state condannate per la dissobedienza civile degli anni 2017 e 2018 a difesa del territorio dal TAP, opponendosi all’esproprio dei terreni, alla devastazione ambientale e alla repressione violenta che lo Stato – insieme a SNAM – ha messo in moto contro gli abitanti di quei luoghi, suoi stessi cittadini [7].

“[…] venerdì scorso è stato il turno della condanna inflitta in primo grado a decine di attivisti che nel 2017 e 2018 avevano commesso atti di disobbedienza civile contro la realizzazione del contestato gasdotto TAP nel Salento, che porterà il gas dall’Azerbaigian in Italia. Nel processo al tribunale di Lecce, la Procura aveva già avuto un atteggiamento controverso, avendo utilizzato fotogrammi estrapolati da video che la difesa ha potuto acquisire solo in un secondo momento, per verificare dopo la visione di ore e ore di girato, ricostruzioni a dir poco tendenziose. Secondo il pubblico ministero, numerose delle accuse sarebbero cadute nel corso del dibattimento, limitandosi a chiedere pene molto contenute e solo per alcuni degli oltre novanta attivisti interessati dai tre procedimenti. Ma per il giudice era poco e ha deciso di raddoppiare o addirittura triplicare le condanne richieste dal pubblico ministero, con condanne complessive per 77 anni. Insomma quasi un monito a chi con la non violenza si oppone alle nuove mega-infrastrutture fossili del paese. Per inciso, su questo caso gli opinion-leader presunti garantisti non hanno nulla da dire.

Da questa controversa settimana per la giustizia italiana, possiamo chiaramente dedurre la priorità del Sistema-paese a difendere senza esitazioni i campioni ed i progetti fossili italiani, e guai a chi li mette in discussione.”

Giustizia Fossile – Re:Common

Dalla Val Susa a Melendugno – e in tutto il mondo – vediamo come le forze dell’ordine vengano messe al servizio delle grandi aziende per permettere la continuazione del business distruttivo sul nostro territorio a danno delle persone che quei territori li hanno sempre abitati.

TRANSIZIONE ECOLOGICA O IMPOSIZIONE ENERGETICA?

I 10 miliardi di metri cubi di “gas naturale” che il TAP porterà in Italia all’anno[8] sono veramente uno step necessario della transizione ecologica e che produrrà degli effetti positivi al contrasto del cambiamento climatico, o è l’ennesimo tentativo delle aziende fossili di mantenere il controllo delle risorse energetiche?

Non dimentichiamoci che ad oggi c’è il 20% di possibilità di oltrepassare il 1.5º C di innalzamento della temperatura al 2024[9] e di innescare, così, effetti a catena di cui non possiamo prevedere gli esiti, ma che sappiamo per certo che aggraveranno l’attuale sesta estinzione di massa.

E quando ormai manca poco al raggiungimento del punto di non ritorno, le industrie energetiche di tutto il mondo continuano la loro gara di estrazione di risorse, condannando l’intera vita di questo Pianeta all’estinzione per il collasso ecosistemico che le loro emissioni di CO2 in atmosfera hanno causato.

Nonostante i termine come “green”, “sostenibilità” e “fonti rinnovabili” condiscano ogni dichiarazione e comunicazione di ogni azienda ormai, i fatti parlano chiaro: siamo ben lontani da un percorso di decarbonizzazione concreto che non sia solo marketing.

ENI – un’azienda, che da sola, è responsabile del 0.6% delle emissioni di CO2 dal 1988 al 2015[10] – è un altro esempio di quale sia la distanza tra le dichiarazioni sostenibili delle aziende maggiormente responsabili del cambiamento climatico e le azioni delle stesse. A febbrario 2020 l’AD del cane a sei zampe – Claudio De Scalzi – ha presentato il piano stategico 2020-2023 che mostra come gli impegni “green” del colosso fossile siano solo parole: dei 32 miliardi di investimenti, 24 saranno destinati al settore oil & gas[11] per aumentare la produzione complessiva del 3,5% annuo fino al 2025.

Nella concezione di queste multinazionali, si può continuare ad emettere perché a breve – sempre a detta loro – avremo le tecnologie adatte, applicabili su larga scala, sicure e sostenibili per catturare la CO2 dall’atmosfera[12]. Se guardiamo, però, l’affidabilità delle tecnologie del settore petrolifero notiamo che fa acqua – petrolio, in questo caso – da tutte le parti. Ovunque vi è un impianto di estrazione, una raffineria o rete di distribuzione – come il neo TAP[13] – si hanno perdite e sversamenti che inquinano ulteriormente l’ambiente e vanno ad aggravare la salute delle persone che vivono nelle aree circostanti.

Con la promessa di avere, nel breve periodo di altri 30 anni, sviluppato le tecnologie necessarie alla cattura e lo stoccaggio della CO2 e aver completato il percorso di decarbonizzazione del proprio business, l’unica strada che le multinazionali fossili propongono è quella che permetterà loro di mantenere il controllo sulla produzione dell’energia. Le Istituzioni, che dovrebbero essere a conoscenza degli interessi di queste industrie di morte, danno appoggio alle soluzioni proposte, fregandosene di ricalcare esattamente la strada percorsa negli ultimi 50 anni: chiedere alle stesse aziende che hanno causato il problema di risolverlo.

Il lobbying funziona dal punto di vista di chi deve portare avanti grandissimi interessi economici per pochissime persone, ma per le persone che pagheranno gli effetti maggiori della crisi climatica appena cominciata è un atto criminale. Quando si ritiene che preservare gli interessi economici di pochi esponenti in una società al collasso – con buone probabilità entro il 2040[14] – si possono rendere “sostenibili” risorse come il gas naturale e il nucleare[15].

La giusta strada per una transizione ecologica – al contrario di quello che dice il neo ministro Roberto Cingolani [16] – è quella di ridurre al massimo la nostra dipendenza energetica e investire su pochi nodi di energia rinnovabile davvero – come eolica, solare, cinetica – sufficienti per mantenere attivi i servizi primari delle nostre società quali ospedali, scuole, trasporti limitati alle persone con difficoltà motoria oltre al riscaldamento nei periodo invernali.

Al percorso di decarbonizzazione deve essere applicato il concetto della giustizia climatica, in modo da pianificare una transizione che tenga conto di chi, già oggi, sta pagando gli efffetti di questa crisi. Giustizia climatica è redistribuire le ricchezze che si sono concentrate in pochissimi soggetti che hanno sfruttato le risorse naturali – di tutti e tutte – portandoci sull’orlo del precipizio. La decarbonizzazione che si è delineata ad oggi, va esattamente nella direzione opposta, poiché incardinata sulle logiche economiche e di profitto perseguite dall’elite finanziaria ed energetica.

Solo instaraundo un dialogo che nasca dal basso e che sia condiviso con ogni parte della società si può pensare di risolvere la “minaccia più grande che la specie umana si sia mai trovata ad affrontare[17]. Un processo di inclusione continuo degli aspetti ecologici, scientifici, sociali e etici; che analizzi il nostro atteggiamento verso il pianeta e noi stessi e che infondere speranza nella buona riuscita collettiva di arginare gli effetti del cambiamento climatico.

Fonti

Fonti
1 https://www.banktrack.org/project/transadriatic_pipeline
2 https://about.bnef.com/blog/hydrogen-economy-offers-promising-path-to-decarbonization/
3 https://www.tap-ag.com/news/news-stories/tap-completes-successful-euros-39-billion-project-financing
4 https://www.tap-ag.it/informazioni-su-tap/lazionariato-di-tap
5 https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/tap_e_metanodotto_snam_ecco_le_carte_del_progetto-1710256.html
6 https://www.brindisilibera.it/2020/03/02/brindisi-no-tapgalesano-strage-di-ulivi-secolari/
7 https://www.iltaccoditalia.info/2021/03/20/condanne-no-tap-una-storia-di-colonizzati/
8 https://www.reuters.com/article/us-italy-tap-financing/tap-gas-pipeline-completes-4-5-billion-project-financing-idUSKCN1P50Z3
9 https://www.pbs.org/newshour/science/u-n-warns-world-could-hit-1-5-degree-warming-threshold-by-2024
10 https://6fefcbb86e61af1b2fc4-c70d8ead6ced550b4d987d7c03fcdd1d.ssl.cf3.rackcdn.com/cms/reports/documents/000/002/327/original/Carbon-Majors-Report-2017.pdf
11 https://altreconomia.it/eni-investimenti-fossili/
12 https://www.eni.com/en-IT/operations/storage-reuse-co2.html
13 https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1277157/puglia-la-regione-chiede-225-milioni-a-tap.html
14 https://www.independent.co.uk/climate-change/news/society-will-collapse-by-2040-due-to-catastrophic-food-shortages-says-study-10336406.html
15 https://valori.it/nucleare-commissione-greenpeace-jrc-tassonomia/
16 https://www.repubblica.it/economia/2021/04/08/news/cingolani_gas_fusione_nucleare_proteste_ambientalisti-295565910/
17 https://www.theguardian.com/law/2019/sep/09/climate-crisis-human-rights-un-michelle-bachelet-united-nations
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