SOS Amazzonia: Giornata internazionale di mobilitazione per l’Amazzonia

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Il 28 Agosto è stata la giornata mondiale di azioni per portare l’attenzione sulla situazione dell’Amazzonia. Abbiamo risposto alla chiamata internazione e organizzato un presidio sotto al consolato brasiliano per denunciare l’azione criminale del governo di Bolsonaro.

Gli incendi dolosi e i crimini di Bolsonaro

Nel solo mese di luglio gli incendi sono aumentati del 28% rispetto lo stesso periodo del 2019, portando a 300.000 i chilometri quadrati di foresta persi in 10 anni. Se la perdita della foresta – che oggi è circa del 15% – raggiunge il 20-25% della sua totale estensione, l’ecosistema pluviale collasserà, trasformandosi in una savana e al ritmo attuale succederà nei prossimi 10-15 anni.

Gli incendi – che per il 75% sono dolosi – servono per liberare grandi porzioni di terreno che viene destinato alla coltura della soia, o all’allevamento di bestiame per soddisfare la domanda di carne di paesi come l’Europa.

Gli indigeni che abitano la foresta e che ne sono i guardiani vengono sistematicamente uccisi nel silenzio più totale di stampa e delle istituzioni. Un vero e proprio genocidio che il presidente del Brasile ha portato avanti anche nell’emergenza Covid, e per cui è stato denunciato al Tribunale dell’AIA.

Mentre le popolazioni indigene vengono sterminate per potersi impossessare dei territori che abitano, il mondo perde l’immenso sapere di intere popolazioni che hanno vissuto per millenni in simbiosi con la natura e che sarebbero di essenziale aiuto nella comprensione di quanto il nostro comportamento sia in contrasto con quello del pianeta.

L’avidità dell’uomo non ha fine, e l’assassino Bolsonaro ce lo ricorda ogni giorno che passa: per lui la foresta Amazzonica non è altro che una vastissima distesa di risorse da sfruttare e non un complesso ecosistema da proteggere, casa di migliaia di specie diverse e responsabile della produzione del 20% di ossigeno di cui tutti noi abbiamo bisogno.

L’accordo EU – Mercosur

L’Europa ha un ruolo di rilievo nella corsa all’espansione dei terreni coltivabili che vengono sottratti all’Amazzonia, e lo sarà ancora di più se viene finalizzato l’accordo Mercosur che aumenterà gli scambi commerciali tra Europa e America Latina.

Cosa prevede l’Accordo nello specifico?

In poche parole, creerà un’area di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercato Comune del Sud America (il Mercosur). Firmato nel Giugno 2019, alla sua ratifica promuoverà la liberalizzazione degli scambi tra le due aree con un notevole abbassamento dei dazi. In parole povere, le aziende europee esporteranno più facilmente merci quali i prodotti farmaceutici e le automobili, mentre l’America Latina porterà sul mercato europeo soprattutto zucchero, soia (che, ricordiamo, è utilizzata soprattutto come mangime per gli allevamenti) e carne.

Incentivare l’importazione a scapito della produzione locale

Gli agricoltori europei protestano ormai da tempo contro il trattato che vedrà soccombere la produzione locale sotto il peso delle importazioni, che accentueranno ovviamente le emissioni dovute ai trasporti. Lo stesso avverrà con le esportazioni, che saranno prevalentemente di automobili, col rischio di promuovere il trasporto su gomma e l’acquisto e scarto continuo di mezzi di trasporto privato.

Eppure, per quanto assurdo possa sembrare, quelli appena elencati sarebbero i mali minori. Di fronte all’ingente domanda di prodotti animali dall’Europa, non ci sono dubbi che la deforestazione (legale o meno) sarà incentivata per far spazio a coltivazioni per mangime e pascoli. Non solo aumenteranno le emissioni di CO2 e metano, già eccessive per il nostro pianeta, ma la capacità di assorbimento della Foresta Amazzonica (che non a caso è chiamata “il polmone verde della Terra”) sarà drasticamente ridotta. Per il clima terrestre, sarebbe un attacco con pochi precedenti.

Un’accordo vantaggioso soprattutto per il Brasile di Bolsonaro

Non è tutto: consideriamo che il 75% del peso economico del Mercosur è costituito dall’economia brasiliana. L’accordo soddisferebbe soprattutto gli interessi di Jair Bolsonaro, un vero e proprio criminale, e delle industrie estrattive che lo sostengono. In questo momento, ratificare l’accordo significa accettare i crimini contro i diritti umani del presidente del Brasile.

Nonostante ciò, i leader europei sono ancora divisi sull’accordo. Mentre Macron si opponeva all’accordo già dell’anno scorso, sottolineando il mancato rispetto degli accordi per il clima di Bolsonaro, la Spagna chiedeva di riconsiderarne i benefici e Juncker celebrava l’accordo come un forte segnale positivo per le industrie europee. Ai tempi, l’ex Ministro dell’Agricoltura Centinaio si era schierato contro l’accordo, ritenendolo un attacco agli agricoltori.

Pochi giorni fa, dopo aver incontrato le attiviste Greta, Luisa, Anouna e Adelaide, Angela Merkel ha espresso “seri dubbi” sulla ratifica dell’accordo. Non la pensano così le industrie tedesche, grandi produttrici di auto e farmaci, che hanno sottolineato l’importanza dell’accordo per uscire dall’attuale crisi economica. Sulla crisi climatica, che mette a repentaglio la nostra stessa esistenza, naturalmente la Camera dell’Industria e del Commercio della Germania non si è espressa. A chi venderanno i loro prodotti se l’essere umano si estingue?

Silenzio stampa invece da parte dell’attuale ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova. Uniti a Fridays For Future International, anche noi attivisti italiani chiediamo di non ratificare l’accordo e faremo di tutto per far arrivare le nostre voci anche a Palazzo Chigi.

Il disegno di legge contro le popolazioni indigene del Brasile

Nel frattempo, Bolsonaro sta promuovendo una legge che legalizzerà la distruzione dei terreni protetti dagli indigeni. Questi territori sono i più ricchi di biodiversità del continente, dei veri e propri santuari naturali. L’attacco a queste aree ovviamente non è una novità: ormai da anni le industrie brasiliane estraggono illegalmente minerali, petrolio, legname e gas a discapito dell’ambiente naturale che gli indigeni curano da secoli. Gli indigeni stessi subiscono le conseguenze di queste imprese estrattive: coloro che hanno protestato e difeso i territori sono stati attaccati, minacciati e addirittura assassinati. L’incursione dei minatori ha anche causato l’avvelenamento da mercurio di molti indigeni – come ad esempio gli Yanomami, in cui i livelli di concentrazione di mercurio superano i limiti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tutto ciò avviene illegalmente, quasi senza alcun tipo di ispezione nazionale. La salvaguardia dei diritti degli indigeni avrebbe dovuto essere garantita dall’agenzia federale per la protezione degli indigeni (FUNAI), le cui funzioni sono però state trasferite al Ministero dell’Agricoltura brasiliano. Con questa legge, l’estrazione senza limiti diventerebbe legale.

La protesta continua

Le azioni di Fridays For Future e di SOS Amazzonia non si fermeranno dopo queste giornate. La protesta continuerà almeno fino a quando l’Italia non si dichiarerà apertamente contro l’accordo con il Mercosur.


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