Petrolio e cambiamento climatico: il paradosso norvegese

Pozzo petrolifero by @zbynek

E se fosse l’inizio della fine per l’era del Petrolio?

Dal 2014 la Costituzione norvegese contiene il diritto, per tutti i cittadini, ad un ambiente sano. Il dato però che fa sorridere e preoccupare allo stesso tempo, sarà per questo che viene definito “paradosso norvegese”, è rappresentato dal fatto che proprio l’economia norvegese sia costruita interamente sull’industria petrolifera e del gas.

La Norvegia è il terzo esportatore di gas naturale al mondo, dietro solo a Russia e Qatar, e fornisce tra il 20 e il 25 per cento della domanda di gas dell’UE. Secondo alcuni dati forniti dallo stesso Governo, petrolio e gas equivalgono a circa la metà del valore totale delle esportazioni norvegesi di merci.

Ebbene grazie anche ad associazioni e movimenti, come  Greenpeace e Nature e Youth Norway, ora viene chiesto alla Corte Suprema norvegese di affrontare questo “paradosso”, nello specifico su una delle pratiche più critiche per il cambiamento climatico come le esplorazioni petrolifere.

Secondo molti studiosi del diritto e  giornalisti di tutto il mondo è stato definito come il caso del secolo!

Questo perché la vittoria delle associazioni potrebbe costringere la Norvegia a eliminare gradualmente attività come l’esplorazione petrolifera, contraddittoriamente una pietra angolare della sua economia.

Come sostenuto dai ricorrenti l’approvazione dell’esplorazione petrolifera viola le convenzioni sui diritti umani a causa del suo contributo all’aumento delle emissioni di  carbonio e dunque viola il diritto alla vita delle generazioni future.

Una delle principali cause del cambiamento climatico, lo diciamo da un pò, è la combustione di combustibili fossili, che rilascia anidride carbonica – un potente gas serra – nell’atmosfera, dove agisce come una coperta, intrappolando il calore del sole e guidando il riscaldamento globale.

Le aziende hanno ottenuto licenze nel 2016 per condurre perforazioni esplorative nel Mare di Barents Sud e Sud-Est, dove sono stati recentemente costruiti giacimenti di petrolio e gas. Stando ad alcune notizie inoltre i ricorrentisostengono che i piani di esplorazione del petrolio non siano stati completamente studiati prima di essere approvati. Ciò sarebbe dimostrabile sulla base di una relazione di esperti precedentemente sconosciuta che gettava dubbi sul vantaggio economico delle perforazioni nel mare di Barents, commissionata fra l’altro dallo stesso governo nel 2013 ma mai arrivata al Parlamento prima del suo voto.

Questo caso pone in luce la contraddizione ad una corsa “green” senza un vero cambio di sistema ed ecco perchè: la Norvegia è in prima linea nelle politiche ambientali tra cui il suo piano per la riduzione delle emissioni ma è anche in prima linea nella corsa internazionale alle trivellazioni nell’Artico e quindi in prima linea anche nella violazione del diritto a vivere in un ambiente sano.

La pratica della trivellazione però sconvolge anche gli ecosistemi infatti secondo World Wildlife Fund il Mare di Barents sarebbe “uno degli ultimi grandi, ecosistemi marini, puliti e relativamente indisturbati “. Utilizziamo “sarebbe”, perché il governo Norvegese vuole far quadrare i conti delle emissioni continuando a trivellare.

Speriamo che i giudici norvegesi possano prendere una decisione ambiziosa scegliendo il benessere di tutti i cittadini e soprattutto dei più piccoli.

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