Milano 2020 – Strategia di rinascita

Milano durante il lock down. © SkyNews

Abbiamo letto il documento Milano – Strategia di Adattamento del Comune di Milano e abbiamo deciso di rispondere punto per punto cercando di far emergere le premesse che si devono considerare in questa fase e proponendo alcune soluzioni per una rinascita ecologica, che consideri i bisogni di tutt* – la salute in primis – e che permetta un futuro alle generazione più giovani.

Il Comune ha previsto un form per inviare le proprie osservazioni al documento, in modo da coinvolgere i cittadin* e raccogliere spunti, idee e pareri sulla direzione presa per la cosidetta ripartenza. Pensiamo che sia un utile strumento e che ognuno di noi dovrebbe far avere al Comune la propria visione sul documento, qui sotto abbiamo scritto la nostra.

Puoi rispondere al documento del Comune con le tue considerazioni, ma puoi scaricare le nostre e inviarle al Comune, in modo da unire le nostre voci.

INTRODUZIONE

Come dimostrato da diversi studi, questa crisi è connessa all’emergenza ecologica. Gli scienziati ritengono che sia stato il modello finora in atto a provocare un collasso sistemico dei cicli vitali del pianeta. Questo è il motivo per cui ci confrontiamo con una pandemia. Tornare alla precedente situazione, equivarrebbe ad una condanna a morte per tutti i viventi.

Non vogliamo si rischi di ripetere l’errore di una sottovalutazione, come successo all’inizio della prima fase quando si pubblicizzò l’hashtag #milanononsiferma, per questo riteniamo che il documento Milano 2020 – Strategia di adattamento non sia adeguato alle necessità. 

Una ripartenza del settore produttivo, in Lombardia come nelle altre regioni, senza le dovute misure di controllo dell’epidemia rischia di innescare una seconda ondata di contagi, e catapultarci in una condizione peggiore di quella che stiamo attualmente vivendo. Assistiamo e subiamo un deficit di salute, reddito e welfare che rischia di continuare a esserci. Non possiamo accettarlo. Non accettiamo neppure che si creino false illusioni sul ritorno ad una normalità identica a quella pre pandemia. Non possiamo nè vogliamo tornare a quella normalità che era e sarà sempre di più il vero problema. La crisi che stiamo vivendo non è che la punta dell’iceberg di una moltitudine di emergenze che sono sfociate in quella che si definisce emergenza climatica e ambientale, o come sarebbe meglio dire ‘collasso ecologico e sociale’. La scienza ci dice che potremmo avere meno di 7 anni per poter cambiare il destino della nostra specie che, stando alle premesse per la ripresa attuali, è già segnato. Per le nuove generazioni questo significa non avere prospettive di un futuro che valga la pena vivere.

Secondo i principi della giustizia sociale, ecologica ed economica pretendiamo un cambio di paradigma culturale che inquadri le cause di fondo della crisi ecologica e dell’emergenza sanitaria contingente, e l’adozione di una prospettiva che ribalti i piani prioritari di intervento concreti nella nostra realtà locale.

Vediamo che l’analisi di questa ripartenza viene effettuata quasi esclusivamente sotto il profilo economico. Infatti non viene considerata la cura dell’ambiente e degli ecosistemi come condizione necessaria alla salute di chi li abita..

Ci si potrebbe domandare dove si recuperano le risorse per ottenere tutto questo. Riteniamo che debbano pagare prima di tutto coloro che per costruire i loro capitali hanno utilizzato risorse non rinnovabili e hanno inquinato, favorendo il disastro corrente. Non hanno mai pagato per questo. Riteniamo anche che sarebbe corretta una redistribuzione delle risorse e del reddito. Tutto questo per garantire la rinascita della città di Milano .

La città è un bene comune, non dovrebbe essere asservita al privato. Richiamiamo dunque la campagna Ritorno al Futuro di Fridays For Future Italia che ritiene la transizione ecologica l’unico strumento per evitare future pandemie e altri disastri ambientali che coinvolgano tutti gli esseri viventi.

GOVERNANCE, DIRITTI E INCLUSIONE

Per affrontare la radicale trasformazione della società che si è resa necessaria, è fondamentale una chiara informazione da parte delle istituzioni circa la situazione di emergenza climatica e ambientale.Il comune di Milano, pur avendo approvato la dichiarazione di emergenza climatica più di un anno fa, non è stato in grado di comunicare ai cittadini il quadro realistico della situazione, oltre a non averne tratto alcuna conseguenza pratica.

L’amministrazione comunale deve garantire che il benessere e la salute comune abbiano la priorità assoluta sugli interessi economici adottando e, se del caso, imponendo misure semplici e facilmente adottabili dai cittadini. Ciò riguarda innanzitutto la necessità di preservare la qualità dell’aria di Milano da qualsiasi forma di inquinamento, in particolare riducendo drasticamente le polveri sottili che vengono prodotte dal traffico veicolare di tutte le categorie, dai cantieri edili, dal riscaldamento tradizionale, dai macchinari industriali e da agricoltura e allevamenti completamente industrializzati il cui impatto investe tutta l’area metropolitana (anche se la riduzione drastica del particolato nel corso della quarantena dimostra che il principale responsabile della pessima qualità dell’aria che affliggeva Milano è proprio il traffico veicolare). Ricordiamo che in base agli studi dell’Università di Harvard ogni incremento di 1 μg/m3 in PM2.5 corrisponde a un aumento del 8 % dei casi di coronavirus[1]. Inoltre è ormai scientificamente confermato che le polveri provocano nascite premature, infarto, danni ai polmoni e cancro.

È necessario cambiare il modello di pensare alla città e ai suoi processi decisionali, affidandosi nella gestione del territorio, come scritto sul documento, alle associazioni e organizzazioni che quei territori li vivono. Dunque serve maggiore inclusività e possibilità di partecipazione nei processi decisionali.

Fonti   [ + ]

ECONOMIE, RISORSE E VALORI

Un Comune come quello di Milano, che ha dichiarato lo stato di emergenza climatica e ambientale, deve farsi parte attiva per la riconversione ecologica delle attività produttive nel rispetto del pianeta e dei suoi abitanti. Niente per ora è stato fatto in tal senso, mentre sono state adottate iniziative, specialmente in campo edilizio e dei “Grandi Eventi”, che contraddicono radicalmente questo indirizzo. 

È necessario cambiare radicalmente la politica edilizia che ha sempre caratterizzato Milano, una città che si contraddistingue per l’alto numero di vani non utilizzati. Non deve essere possibile in un momento di emergenza continuare a costruire locali che non verranno mai utilizzati, o strutture per grandi eventi che, oltre a distruggere il territorio, potrebbero in futuro non servire più. Chiediamo, come abbiamo sempre fatto ma ancora con più urgenza ora, lo stop al consumo di suolo. Siamo contrari alla deregulation prevista sull’edilizia e alle semplificazioni nelle procedure del codice degli appalti.

Per far rinascere Milano è necessario procedere con urgenti interventi di manutenzione e riconversione energetica degli edifici pubblici, delle case popolari e delle scuole. Si tratta di interventi attesi da anni che si possono coniugare alla necessità di salvaguardare l’occupazione o di crearne di nuova in questo periodo di crisi con la necessità di abbattere le emissioni climalteranti e inquinanti.

È inoltre necessario un piano di rigenerazione degli edifici dismessi, mettendoli a disposizione della comunità; centrale è la rivitalizzazione dei Mercati comunali di quartiere che possono diventare luoghi nevralgici di una rinnovata vitalità nei quartieri.

LAVORO

Il lavoro deve svolgersi in ogni campo in totale sicurezza. In particolare lo smart working, giustamente incentivato in questo periodo ovunque possibile per ridurre contiguità e spostamento dei lavoratori, deve essere il risultato del confronto tra lavoratori e datori di lavoro, convinti che inventiva e innovazione possono nascere solo da confronti tra le parti, attraverso la contrattazione sindacale collettiva.

Su questo livello, non è accettabile una pratica che tenda ad accollare sui lavoratori, ma soprattutto sulle lavoratrici, attraverso lo smart working, il doppio lavoro che comporta anche l’attenzione e la cura dei figli, tagliando diritti sindacali come ad esempio i congedi parentali.

Tutti i lavoratori che hanno già perso o perderanno il loro impiego devono essere sostenuti da sussidi adeguati, da estendere anche a chi non ha mai avuto o non può documentare un impiego regolare nel suo passato e delle necessarie integrazione deve farsi carico anche il bilancio del Comune.

Per ridurre l’affollamento dei mezzi di trasporto, è necessario incentivare la rimodulazione degli orari di lavoro d’ingresso e d’uscita, con il confronto con le parti sociali e nel rispetto dei tempi di riposo.

TEMPI, SPAZI e SERVIZI

Per rispondere tanto all’emergenza sanitaria quanto all’emergenza climatica e ambientale è necessario un ripensamento del modello di città; negli ultimi anni la tendenza è stata quella di accentrare servizi e luoghi di lavoro, lasciando le aree semiperiferiche e periferiche senza luoghi di aggregazioni e necessari nella vita di tutti i giorni come studi medici, farmacie, etc. Nel futuro bisognerà garantire che tutti gli abitanti della nostra città abbiano a disposizione nel loro quartiere servizi essenziali, per far crescere le comunità in questi quartieri e come strumento di giustizia climatica.

Il problema più complesso e delicato da affrontare in questa fase è quello della mobilità, che va affrontato in modo da contemperare la ridotta capacità dei mezzi pubblici sottoposti al distanziamento dei passeggeri con la necessità di limitare al massimo l’utilizzo dell’auto privata per non compromettere l’unica vera conquista di questo periodo di quarantena: l’aria più pulita, la riduzione delle emissioni di CO2 e la ripresa del mondo animale. Per affrontare correttamente questo problema le misure urgenti di carattere immediato vanno scelte alla luce delle trasformazioni di lungo periodo per adeguarsi alle esigenze imposte dell’emergenza climatica e ambientale che prevedono una totale chiusura della città al traffico privato per tutti i veicoli non di servizio (e la sostituzione di questi con veicoli a emissioni zero anche con il sostegno di appositi incentivi).

La ridotta capacità dei mezzi pubblici imposta dal distanziamento può essere compensata nell’immediato dal raddoppio – e anche dalla triplicazione – della loro velocità commerciale, come dimostrato dall’esperienza delle giornate senz’auto, con un corrispondente aumento della frequenza dei loro passaggi e della loro portata complessiva già a parità di mezzi, di personale e anche di consumi a condizione di poter girare in sedi stradali completamente sgombre da veicoli in movimento e, in prospettiva, anche da veicoli parcheggiati. Ovviamente, questo non esime l’amministrazione dal procedere con urgenza al potenziamento del servizio con l’acquisto di nuovi mezzi ecologici.

Inoltre, il blocco del traffico veicolare privato non di servizio può trovare una valida compensazione nel ricorso e nella promozione di tutte le forme di mobilità dolce già segnalate dal documento del Comune: innanzitutto la bicicletta, oltre a monopattini, biciclette e motocicli elettrici, il car sharing, rendendo tutti questi strumenti facilmente accessibili con un unico documento di viaggio, non legato a carta di credito. In prospettiva va considerata la gratuità del servizio messo a carico della fiscalità generale. Inoltre, in aggiunta alle necessarie piste ciclabili è anche necessaria una progressiva riduzione delle vie, soprattutto del centro, ove sia permesso l’accesso alle auto, aumentando le corsie preferenziali per i mezzi pubblici e comunque estendendo drasticamente le zone 30.

La prospettiva di dotare tutto il territorio cittadino e metropolitano di servizi raggiungibili in non più di 15 minuti a piedi ci trova favorevoli a condizione che alla proposta non solo seguano i fatti, ma che questa promozione riguardi non solo i servizi pubblici e ricreativi, ma anche il commercio di vicinato e tutte le forme di produzione – agricola, artigianale, intellettuale – suscettibili di una localizzazione decentrata. Molte delle proposte tese a migliorare la vivibilità della città non sono strettamente legate all’attuale emergenza sanitaria e avrebbero potuto e dovuto essere avviate anche senza di esse.

Garantire la salute della cittadinanza comporta ingenti investimenti per una sanità che la drammatica esperienza in corso dimostra che deve essere pubblica, territoriale e diffusa, con servizi capillari su tutto il territorio. Questi interventi non sono necessari solo al fine di rispondere a questa fase emergenziale ma sono necessari in modo strutturale.

SOSTENIBILITà

La sostenibilità di una città si misura con la vivibilità per i suoi abitanti e per l’impatto sull’intero pianeta del suo modello, se applicato su scala globale.

Vista la gravità della crisi economica che si prospetta sia a livello nazionale che internazionale e che appare destinata a protrarsi nel tempo, è un’illusione pensare che una ripartenza che si focalizzi solo sulla limitazione dei contagi – posto che sia efficace – perseguendo quel “modello Milano” che ha caratterizzato la città fino adesso, possa essere efficace, sia sul breve che, sul lungo periodo. Non si può procedere in mancanza di una svolta che indirizzi tutte le risorse della città in direzione di una radicale conversione ecologica, delle attività economiche e dei servizi pubblici che determinano le forme della convivenza quotidiana della cittadinanza di oggi e delle future generazioni.

In particolare va rivisto l’attuale modello di sviluppo fondato su ciò che, a detta di questo stesso documento, ha reso attrattiva la città di Milano, ovvero il turismo d’affari e di lusso, i “Grandi Eventi”. Tutti questi aspetti sono finalizzati sostanzialmente a mantenere un’economia non sostenibile e impraticabile. È necessario poi che vengano presi in considerazione anche altri fattori: la drastica riduzione del traffico aereo, lo stop del consumo di suolo, l’incremento dell’occupazione che finora si è rivelata non duratura.

Città con quartieri a blocco che hanno percorsi solo esterni per le auto, mentre all’interno sono solo pedonali, come avviene nei blocchi di Barcellona, città dove esistono piccole aree verdi diffuse e connesse tra di loro in modo da formare lunghi percorsi verdi, aree dove è possibile coltivare, sono indubbiamente migliori per tutti.