Le osservazioni congiunte al PAC

Il 24-25 febbraio scade il termine per presentare le osservazioni al nuovo Piano Aria e Clima (PAC) del Comune di Milano. In qualità di membri di FFF Milano, XR Milano, Cittadini per l’Aria, Coordinamento San Siro, Genitori AntiSmog, Comitato Rodotà, ISDE, non potendo presentare le nostre osservazioni a titolo collettivo, abbiamo deciso di scrivere congiuntamente una lettera che raccolga la nostra visione condivisa sul PAC. 

Esaminando il documento, troviamo elencate ben 49 azioni di intervento per affrontare l’emergenza climatica e ambientale in cui versa da decenni la nostra città, e riconosciuta dallo stesso Comune con l’approvazione della DECA nel maggio 2019. Tuttavia, se valutiamo in dettaglio i tempi di realizzazione e i budget per le varie voci di spesa, dispiace constatare che la maggior parte di questi interventi non sono di fatto adeguati a far fronte all’emergenza ambientale e sanitaria in cui ci troviamo. 

  1. La gravità della situazione

Il PAC contiene una puntuale e dettagliata analisi scientifica che ben documenta la gravità dell’emergenza ambientale. Non si comprende dunque perché i provvedimenti proposti dal Comune non siano in linea con tale analisi e non riflettano l’urgenza con cui ogni situazione di crisi deve essere affrontata.

L’aria a Milano

La qualità dell’aria viene descritta come “una delle criticità ambientali più pressanti per Milano”; “l’inquinamento atmosferico è il primo fattore ambientale di rischio per la salute dei milanesi”; “…si stima che ciascun abitante perda tra i 2 e i 3 anni di vita per l’esposizione a concentrazioni degli inquinanti atmosferici superiori ai valori-limite OMS”; “l’International Agency for Research on Cancer (…) ha classificato l’inquinamento atmosferico fra gli agenti definiti ‘sicuramente cancerogeni per gli esseri umani’”; “l’esposizione alle sostanze inquinanti presenti in atmosfera provoca il cancro ai polmoni e aumenta il rischio di sviluppare altri tipi di tumore, per esempio quello alla vescica”. Oggi sappiamo inoltre di una molto probabile correlazione tra livelli di PM 2,5 e diffusione/letalità del Covid 

Il problema climatico

Anche sul fronte della crisi climatica nel Piano Aria Clima si ammette senza mezzi termini la gravità della situazione: i risultati dell’analisi congiunta di ARPA Emilia-Romagna ed ARPA Lombardia indicano che al termine del periodo 1961-2050 l’aumento delle temperature medie sarà di circa +4°C, il triplo degli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

DECA

A dimostrazione della presa di coscienza di fronte ai problemi sopra indicati, il 20 maggio 2019 il Comune di Milano approvava la mozione 433 con la quale si sottoscriveva la Dichiarazione di Emergenza Climatica. Con tale documento il Sindaco si impegnava a dichiarare lo Stato di Emergenza Climatica e Ambientale, mentre la Giunta si preparava a predisporre entro 6 mesi iniziative […], in particolare per la riduzione delle emissioni e per l’introduzione di energie rinnovabili, per incentivare il risparmio energetico nei settori della Pianificazione Urbana, nella Mobilità, negli edifici, nel riscaldamento e raffreddamento, sviluppando ulteriormente il progetto di Riforestazione Urbana già in atto. Milano, diventava così la prima città in Italia a dichiarare lo Stato di Emergenza Climatica e Ambientale. Ancora oggi, tuttavia, gli impegni presi dal Sindaco e dalla Giunta risultano non proporzionali allo stato di emergenza riconosciuta e dichiarata con la DECA.

  1. Obiettivi non chiari ed azioni inadeguate

2.1    Ambito 1: Milano sana ed inclusiva e Ambito 2: Milano connessa e accessibile 

Gli interventi proposti dal Comune per far fronte alla gravità dell’inquinamento a Milano risultano del tutto insufficienti. Le regole di accesso all’Area B entreranno in vigore solo nel periodo 2025-2030 (Azione 2.1.1). Manca completamente l’indicazione di obiettivi specifici di riduzione del traffico al 2025. Stesso discorso per le politiche di governo della mobilità urbana (Azione 2.1.2), che entreranno in vigore solo dal 2024, per essere “gradualmente” implementate nel periodo 2025-2030. Anche in questo caso non sono indicati obiettivi specifici di contenimento del traffico privato, di incremento del trasporto pubblico, della mobilità dolce o della micro-mobilità. Non solo, in più capitoli del Piano che riguardano il tema dell’inquinamento dovuto al traffico, si ribadisce l’importanza della transizione energetica verso la sostituzione del motore endotermico verso le motorizzazioni elettriche, ma nessuna azione di incentivo verso i privati viene prospettato. Se si intende “ridurre del 70% le emissioni da gasolio e benzina” (pagg. 107-108), sarà indispensabile un ampliamento della rete di colonnine, una apertura a più operatori, così come la loro segnaletica verticale/orizzontale. Inoltre, mentre altre città in Europa ed Italia investono ingenti risorse nella mobilità ciclabile come elemento centrale della mobilità sostenibile nel PAC non percepiamo lo stessa impegno. Nonostante la condanna Corte di Giustizia Europea n. C-644/18 del 10 novembre scorso per il perdurante del mancato rispetto dei limiti della direttiva comunitaria n. 50 del 2008, bisognerà ancora attendere fino al 2024 per vedere delle azioni concrete. Con una tale tempistica, come può il Comune pensare di raggiungere entro il 2025 i valori limite di inquinamento indicati dalla Direttiva comunitaria?

La roulette sulla salute dei milanesi

La risposta alla nostra domanda ci viene fornita dal Comune stesso, il quale ha calcolato una probabilità poco superiore al 50% di raggiungere al 2025 i valori indicati dalla CE per quanto riguarda il superamento dei valori limite di PM10. Accettare un tale livello di rischio significa mettere a repentaglio oltremodo la salute della cittadinanza. In una situazione grave ed emergenziale come quella attuale è lecito chiedere uno sforzo di maggior portata da parte dell’amministrazione milanese. 

La modestia degli interventi per far fronte all’inquinamento dell’aria e rispettare gli obiettivi richiesti dalla Corte di Giustizia Europea si riscontra anche nei budget di spesa proposti. Il Comune progetta di investire € 27,33 milioni nel periodo 2020-2030. Addirittura, per i primi 3 anni, il Comune conta di spendere ancora meno: solo € 4,18 MILIONI di euro. Questo nonostante nel PAC l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei milanesi venga indicato pari a circa € 4,24 MILIARDI di euro/anno. In sintesi, il Comune conta di spendere in 3 anni l’equivalente di 1/1000 del danno economico che l’inquinamento causa alla salute dei milanesi in un solo anno. 

Chiediamo al Comune un impegno economico nettamente superiore. Chiediamo che le azioni principali vengano implementate nel periodo 2021-2025 in modo da garantire una probabilità di successo elevata. Chiediamo un maggior impegno nella mobilità sostenibile ed, inoltre, che gli obiettivi siano chiari, concreti e verificabili nella loro progressiva implementazione.

2.2    Ambito 3: Milano a energia positiva

Edilizia pubblica

Questo è l’ambito con la maggiore dotazione di fondi. Il valore economico complessivo del PAC viene stimato in circa € 2,208 miliardi per il periodo 2020-2030. Di questo totale circa il 98,5% sarà destinato alla riqualificazione degli edifici pubblici (Azione 3.2.1).

In questo caso, il PAC indica un obiettivo chiaro ed osservabile: la decarbonizzazione del 50% degli edifici entro il 2030 per gli edifici comunali di edilizia popolare (ERP), ed entro il 2040 per i restanti edifici comunali (NON-ERP). Tuttavia, rileviamo un’incoerenza tra gli obiettivi del PAC e le azioni che l’amministrazione intende intraprendere per raggiungerli: come può il Comune dimezzare le emissioni entro il 2030 se ha in programma di raggiungere il dimezzamento delle emissioni derivanti dai propri edifici solo nel 2040? Chiediamo inoltre che le risorse pubbliche previste siano impiegate per orientare più incisivamente la transizione ecologica attraverso la selezione di imprese, nell’edilizia così come nella produzione e distribuzione di energia e nel settore alimentare, capaci di dimostrare tutta una filiera sostenibile.

Edilizia privata

Se da un lato vi sono degli obiettivi chiari per l’edilizia pubblica, dall’altro non sono indicati obiettivi per l’edilizia privata (Azione 3.3), che tuttavia rappresenta la parte principale del parco immobiliare milanese. 

Chiediamo che il Comune dichiari degli obiettivi altrettanto chiari per la decarbonizzazione degli edifici privati ed indichi anche come intende raggiungerli e quali risorse saranno rese disponibili

2.3    Altre azioni proposte

Il Piano Aria Clima è composto nel complesso di 49 azioni. Molte delle azioni proposte trovano il nostro entusiastico sostegno: citiamo, per esempio, il potenziamento delle comunità energetiche, l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti, l’installazione di tetti verdi per ridurre le isole di calore, l’efficientamento degli usi elettrici nel settore terziario, l’economia circolare etc. Tuttavia, le risorse economiche preventivate per queste azioni sono gravemente insufficienti. Come già indicato il budget totale è pari a € 2,208 miliardi. Tuttavia, se escludiamo la riqualificazione degli edifici pubblici  – che fa la parte del leone nel PAC con € 2,17 miliardi di investimenti – e se escludiamo anche gli interventi proposti per il miglioramento della qualità dell’aria – € 27,33 milioni – quello che resta è pari a € 5,47 milioni in 10 anni, ovvero soli € 547.000 all’anno. E’ difficile credere che con una dotazione finanziaria così esigua si possa andare oltre la politica degli annunci. 

Chiediamo che il Comune renda disponibili risorse per realizzare su una scala più ambiziosa le azioni proposte

Conclusione: La gravità della situazione, ben espressa dal piano, ci impone di intervenire con urgenza, con azioni che abbiano degli obiettivi chiari, concreti ed osservabili e per le quali vengano messe a disposizione delle risorse adeguate al loro raggiungimento. Chiediamo infine che gli obiettivi di questo piano siano vincolanti per tutti gli Atti di Governo di tutta la Città Metropolitana. 

  1. Una valutazione politica

La sentenza della Corte di Giustizia Europea n. C-644/18 del 10 novembre 2020 ha condannato l’inadempienza della politica nazionale e locale nei confronti dell’inquinamento atmosferico, causando migliaia di malati e di morti . Dopo decenni di inazione, il PAC prevede di dilazionare ulteriormente la maggior parte degli interventi fino al periodo 2025-2030. In altri termini la prossima ipotetica Giunta Sala 2 si limiterà a studiare le modifiche e predisporre le regole, ma l’implementazione vera e propria competerà a chi verrà ancora dopo. 


Oltre al dovere morale di riconoscere la gravità della situazione, il problema risiede nel processo burocratico che blocca l’azione della politica rappresentativa. Per questo motivo, abbiamo suggerito come soluzione lo strumento delle Assemblee Cittadine. Tuttavia, questo strumento non deve essere utilizzato come un ulteriore tavolo di consultazione con un ruolo subalterno, ma come un modo per arricchire la politica attraverso un reale coinvolgimento della cittadinanza, costituita in un’Assemblea di Cittadini con un mandato chiaro,deciso e vincolante.  In tempi di crisi servono maggiore coesione e maggior supporto sociale per affrontare i problemi ed implementare interventi drastici, che vadano oltre gli interessi partitici e delle lobby economiche e sindacali. La crisi non si risolve con interventi cosmetici e graduali ma richiede l’immaginazione di un società più equa e solidale.

Se vogliamo fare di Milano una città-guida in ambito internazionale, come suggerito dal sindaco, allora occorrono più coraggio e determinazione. Non fermiamoci solo a immaginare un possibile futuro, ma agiamo in concreto e con determinazione per fare ciò che è necessario subito. Per la crisi Covid sono state messe in campo energie incredibili, agendo oltre i soliti percorsi burocratici ed addirittura oltre gli abituali canoni democratici. Chiediamo una città vivibile, sostenibile e più democratica, non in un futuro lontano e incerto, ma adesso. Abbiamo l’obbligo di farlo, non solo per Milano, ma anche per tutto il mondo.

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