Il Piano Aria e Clima del Comune di Milano, ovvero la nuova frontiera del greenwashing: il greenpainting

Il 21 dicembre 2020 il Consiglio del Comune di Milano ha adottato con la delibera N.79 il Piano Aria e Clima. A partire dal 12 gennaio e per 45 giorni i cittadini milanesi potranno presentare le loro osservazioni al PAC, in vista della sua approvazione definitiva prevista per la fine di febbraio. 

Nei prossimi giorni insieme ad altri movimenti ed associazioni prepareremo la nostra risposta da inviare come osservazione al Comune. 

Da una prima analisi  è emersa una valutazione del Piano Aria e Clima piuttosto condivisa: le azioni proposte dal Comune non sono in linea con la gravità della situazione climatica e ambientale, peraltro perfettamente documentata nello stesso Piano.

L’esempio più lampante è il problema della qualità dell’aria a Milano, che nel PAC viene descritto come segue: “la qualità dell’aria è una delle criticità ambientali più pressanti per Milano”; “l’inquinamento atmosferico è il primo fattore ambientale di rischio per la salute dei milanesi”; “…si stima che ciascun abitante perda tra i 2 e i 3 anni di vita per l’esposizione a concentrazioni degli inquinanti atmosferici superiori ai valori-limite OMS”; “l’International Agency for Research on Cancer (…) ha classificato l’inquinamento atmosferico fra gli agenti definiti ‘sicuramente cancerogeni per gli esseri umani’”; “l’esposizione alle sostanze inquinanti presenti in atmosfera provoca il cancro ai polmoni e aumenta il rischio di sviluppare altri tipi di tumore, per esempio quello alla vescica.” 

E ancora: “Per l’organizzazione Mondiale della sanità, i valori limite della normativa europea (Direttiva 2008/50/CE) sono insufficienti a escludere gli effetti sanitari dell’esposizione a breve e a lungo termine dell’inquinamento atmosferico”; limiti che il Comune di Milano non è nemmeno in grado di rispettare. Per finire, “la Lombardia ha registrato il record dei decessi attribuibili a concentrazioni di PM 2,5 e NO2 oltre i limiti” e tuttavia “l’esposizione al PM 2,5, NO2 e O3 è maggiore nell’area milanese”. 

Gli interventi proposti dal Comune per far fronte alla gravità della situazione, come indicato nel PAC, risultano del tutto insufficienti. 

Il Comune dedicherà i prossimi 5 anni solo per “capire” come rimodulare le regole di accesso all’Area B. Queste regole saranno poi implementate nel periodo 2025-2030, ma senza urgenza: l’implementazione sarà solo… “graduale”. 

Stesso discorso per la mobilità sostenibile: i tecnici del Comune hanno dovuto fare un grande sforzo di immaginazione per esprimere nel modo più chiaro quanto sarà lenta e graduale la sua introduzione. 

Pianificazione della prima fase, introduzione della prima fase delle politiche di governo della mobilità, progettazione delle modifiche, completamento delle modifiche, attuazione delle politiche etc, ci sembrano delle minuzie burocratiche che hanno l’unico obiettivo di ritardare al 2024 attuazione di modifiche che potrebbero già essere prese nel primo anno di carica della prossima Giunta.

Tuttavia, nonostante le azioni per la riduzione della mobilità milanese diventeranno effettive solo nel periodo 2025-2030, il Comune dichiara che i valori limite di inquinamento indicati dalla CE verranno raggiunti comunque entro il 2025. In questo caso, ci sembra che l’amministrazione comunale pecchi di ottimismo. Di seguito il grafico di una delle variabili su cui siamo più lontani dai valori-limite della CE: il numero di giorni di sforamento del limite di 50 microgrammi/Mcubo di PM10, che secondo la CE non dovrebbe essere superiore a 35 (e addirittura solo 3 per l’OMS). 

Come si vede in questa nostra rielaborazione, la regressione lineare dei dati nel periodo 2002-2012 mostra un chiaro trend decrescente. Tuttavia, dal 2013 questo trend di riduzione dell’inquinamento si è arrestato. Un’ipotesi plausibile potrebbe essere la crescente diffusione dei SUV. La circolazione di questi veicoli non comporta solo delle maggiori emissioni allo scarico, ma anche dall’impianto frenante e dall’abrasione degli pneumatici, per effetto della maggior massa in movimento. Lo stesso identico effetto si nota per quanto riguarda i consumi del parco automobilistico. In base alla nostra analisi, sembra poco probabile che il Comune riesca a ridurre di oltre la metà i giorni di superamento del limite, senza promuovere azioni incisive sul trasporto privato e sui riscaldamenti condominiali. 

Ma se il Comune non ha intenzione di mettere mano alla mobilità privata, come pensa di raggiungere gli obiettivi? Il PAC indica chiaramente che le azioni del Comune nel periodo 2021-2025 vedranno “diversi progetti di potenziamento della mobilità ciclo-pedonale, anche con iniziative di urbanistica tattica e più in generale con interventi leggeri a basso costo”. 

Iniziamo dalle piste ciclabili. Tra il 2015 e il 2020 la sindaca Anne Hidalgo ha esteso la rete di piste ciclabili nel Comune di Parigi (che ha un’estensione di circa 100 kmq) da 700 km a 1.400 km, portando a triplicare il numero di cittadini che quotidianamente si muovono in bicicletta nella capitale francese (oggi circa il 15%). 

Milano si estende su una superficie di 180 kmq. Prima dell’emergenza Covid disponeva di circa 184 km di piste ciclabili. L’obiettivo del Comune è di realizzare ulteriori 100 km di piste ciclabili entro quest’anno, portando il totale a 280 km; al contrario di Parigi, però, non essendo i vari tratti di piste tra loro ben collegati, ancora non possiamo parlare di  rete. Per un confronto nazionale, il Comune di Bologna ha in programma di portare la rete ciclabile a 493 km. Come evidenziato sopra, anche su questo fronte non percepiamo urgenza alcuna da parte del Comune. 

Uno degli aspetti che più ci lascia perplessi è senz’altro “l’urbanistica tattica a basso costo”, ovvero la realizzazione delle piazze dipinte, una nuova attività del greenwashing che merita una definizione a parte: il “greenpainting”. Nella foto, un esempio di piazza tattica realizzata in via Venini / martiri oscuri nel quartiere NOLO.

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Se ancora ci fossero dubbi circa la scarsa ambizione del Comune sul fronte del contrasto all’inquinamento ambientale, basta guardare i budget di spesa per la qualità dell’aria. 

Il Comune conta di spendere 27,33 milioni di euro nel periodo di applicazione del PAC, ovvero nei 10 anni tra il 2021 ed il 2030. Stiamo parlando di 2,73 milioni di euro all’anno. In realtà, per i primi 3 anni il Comune conta di spendere ancora meno: 4,18 MILIONI di euro nel periodo 2021-2023. Questo è dunque l’impegno del Comune su questo  fronte. Eppure, nel Piano sono indicati chiaramente i costi che l’inquinamento dell’aria arreca all’economia milanese: “…una stima dell’impatto sulla salute dei milanesi, correlato all’inquinamento atmosferico in termini di costo esterno, che ammonta a circa 4,24 MILIARDI di euro/anno per il 2017”. In sintesi,  il Comune conta di spendere in 3 anni 1/1000 di quello che l’inquinamento costa alla salute dei milanesi ogni anno. Giusto per dare una prospettiva, la spesa annuale sarebbe pari all’incasso in oneri di urbanizzazione per la costruzione di un nuovo palazzo di medie dimensioni.  

Quanto sopra per ciò che riguarda la parte Aria del Piano, ma anche per la parte Clima – ovvero le azioni di contrasto alla crisi climatica – le cose non sono differenti. Le azioni proposte non sono nemmeno lontanamente in linea con la gravità della situazione. L’accordo di Parigi chiede agli Stati di agire per restare entro +1,5°C di aumento di temperatura rispetto all’era preindustriale. A Milano abbiamo già  superato di molto questo limite. L’analisi congiunta del 2018 dell’ARPA Emilia-Romagna ed ARPA Lombardia – allegata al PAC –  riporta quanto segue: “L’analisi della variabilità climatica tra il 1961 e il 2017 mette in luce un aumento significativo delle temperature minime, medie e massime stagionali (0,2-0,5°C ogni dieci anni), nonché un aumento della media annuale di circa 2°C”. E ancora: “Tra i cambiamenti principali previsti tra il 2020 e il 2050 vi è un innalzamento delle temperature minime e massime stagionali, compreso tra +1 e 2,3°C”. In pratica, tra il 1961 ed il 2050 la temperatura aumenterà di +4°C. Altro che +1,5°C!

Se esaminiamo in dettaglio il PAC, troviamo ben 49 azioni di intervento per affrontare queste crisi. Tuttavia, se valutiamo in dettaglio i budget per le varie voci di spesa, si comprende che la maggior parte di questi interventi sono solo fumo negli occhi. A pagina 26 della Delibera di approvazione N.79 del 12 dicembre 2020 c’è tutto quello che bisogna sapere per capire come verranno spesi i fondi messi a disposizione per il periodo 2020-2030. Nella tabella di seguito presentiamo i conteggi.  

N.B. Per alcune voci di spesa, il Comune indica un valore minimo e massimo. Noi abbiamo considerato la media di tali valori, in modo da poter giungere ad un valore puntuale.

Degli interventi per la qualità dell’aria abbiamo già discusso in precedenza. L’importo messo a budget per tutti gli altri interventi (poco meno di 5 milioni di euro in 10 anni) è talmente esiguo che non vale nemmeno la pena di perdere tempo a commentarlo. 

La quasi totalità delle spese per il PAC saranno concentrate sull’obiettivo 3.2, ovvero la Decarbonizzazione del 50% dei consumi degli edifici comunali. Di seguito i dettagli di come saranno realizzati questi interventi:

Anche per questa voce di spesa l’impostazione del piano è sempre la stessa, ovvero un intervento poco ambizioso, realizzato in un periodo di tempo oltremodo lungo. L’obiettivo del Comune è quello di raggiungere il dimezzamento delle emissioni degli edifici comunali entro il 2030 per l’edilizia popolare (ERP), ed entro il 2040 per gli altri edifici comunali (NON-ERP). 

Questo piano di interventi mostra chiaramente l’incoerenza tra gli annunci del PAC e le azioni che l’amministrazione intende intraprendere per raggiungerli. 

Annuncio: Riduzione del 45% delle emissioni entro il 2030 rispetto al 2005.

Annuncio: Neutralità carbonica al 2050.

Come può il Comune ambire a dimezzare le emissioni entro il 2030, se ha in programma di raggiungere il dimezzamento delle emissioni derivanti dai propri edifici solo nel 2040? Quanto possono essere credibili questi obiettivi senza azioni incisive per la decarbonizzazione di tutti gli altri edifici privati?

Se si guarda oltre gli annunci di politiche ecologiste, si possono chiaramente vedere altre carenze. Nel 2020 è partito il “Superbonus 110”. Questo programma di riqualificazione ha come precondizione la conformità catastale ed urbanistica dell’edificio oggetto di riqualificazione. Al fine di ottenere questa certificazione è necessario che un tecnico acceda agli atti di fabbrica dell’edificio. Ebbene, Milano detiene un record di cui andare poco fieri: è una delle città italiane dove ci vuole più tempo per ottenere l’accesso agli atti. Ormai siamo vicini a 12 mesi. Come si può sperare di riqualificare gli edifici milanesi con questi tempi burocratici?

Una ragione in più per nutrire dubbi sul raggiungimento degli obiettivi del PAC è che, per mettere in pratica quanto viene promesso, serve un numero adeguato di dipendenti pubblici. Anche in questo caso il confronto con Parigi è illuminante. Parigi dispone di una macchina amministrativa di circa 50.000 dipendenti per una popolazione di circa 2.150.000 abitanti su un territorio di 100 kmq, cioè 23 dipendenti ogni 100.000 abitanti per kmq. Milano dispone di 16.000 dipendenti per una popolazione di 1.350.000 abitanti su un territorio di 180 kmq, cioè 6,5 dipendenti per 100.000 abitanti per kmq, ovvero meno di un terzo rispetto a Parigi. 

Per concludere, segnaliamo ciò che, secondo noi, nel PAC è più deludente. La maggior parte degli interventi sarà posta in essere solo nel periodo 2025-2030. I primi 5 anni invece saranno unicamente dedicati a studiare, valutare, ridefinire le regole. Nemmeno il Gosplan sovietico aveva un orizzonte di programmazione tanto lungo, in quanto si limitava a dei semplici piani quinquennali. La Giunta Sala ha già avuto 5 anni di tempo per valutare la situazione. Addirittura, considerandola grave, il 20 maggio 2019 ha firmato una Dichiarazione di Emergenza Climatica ed Ambientale. Se adesso ha bisogno di altri 5 anni per valutare gli interventi da attuare, non comprendiamo come il sindaco Sala abbia impiegato finora la delega alla Transizione Ambientale avocata a sé. Ma soprattutto, il sindaco Beppe Sala si è ricandidato alle prossime elezioni con una piattaforma elettorale ecologista. Quale sarà la reale finalità di questa piattaforma? Pensare a come strutturare un Piano Aria Clima puramente ipotetico, che potrà essere messo in pratica dall’amministrazione che entrerà in carica nel 2026, e che potrebbe anche non essere dello stesso colore politico? 

E’ davvero giunta l’ora di mettere in pratica le azioni, non solo di prometterle in pompa magna. Questo dovrebbe essere il vero ecologismo degli anni 2020. Per le parole vane, abbiamo già sprecato 50 anni. 

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