Global Day Of Action – BikeStrike

Ieri, venerdì 19 Marzo, siamo tornati e tornate a manifestare per le strade contro le promesse vuote della politica, che parlano di transizione verde – “ecologica” – ma continuano con il business as usual.

Il Covid ha profondamente segnato la vita di tutti noi nell’ultimo anno e ha drasticamente peggiorato la situazione sotto l’aspetto economico, sociale e climatico. Ci ha poi tenuto chiusi nelle nostre case, lontani gli uni dalle altre, privandoci di quella che è, come attivisti, la nostra forma di protesta: quella che facciamo in maniera non violenta con i nostri corpi.
Per assicurarci di poter rispettare al meglio le regole di distanziamento e per rivendicare una città a misura di bicicletta e non di auto abbiamo organizzato un bikestrike. 11km di pedalata per le vie della nostra città per toccare alcune delle sedi di aziende e istituzioni che hanno un ruolo cruciale in questa crisi pandemica che è prodotto di quella climatica.

Il percorso del bike strike

Il percorso del bike strike

Le nostre attività e manifestazioni sono il risultato dell’impegno dei nostri attivisti e delle nostre attiviste preoccupati per il futuro di tutti noi. Se volessi aiutarci a far fronte delle spese sostenute con una donazione, puoi partecipare al nostro crowdfuding su opencollective.

Trasporti

Flsahmob ad ATM
Flsahmob ad ATM

ATM è l’azienda dei trasporti pubblici milanese a cui abbiamo chiesto di intensificare i trasporti pubblici per ridurre il traffico e gli effetti che l’inquinamento che produce.
Considerando lo stretto legame tra traffico e inquinamento e inquinamento e pandemia gli investimenti dovrebbero andare nella direzione di rendere il trasporto accessibili a tutti, evitando che sempre più persone scelgano l’automobile e finiscano per aumentare questo circolo vizioso. Parte della soluzione alla pandemia deve essere il passaggio ad una mobilità a zero emissioni – e nel minor tempo possibile – lasciandoci alle spalle la convinzione che l’automobile sia un mezzo efficiente e sostenibile su larga scala.

Sanità

Flashmob alla sede di ATS
Flashmob alla sede di ATS

Il modello di sanità lombardo si è strutturato per garantire un diritto alla cura solo ad una ristretta fascia di cittadini e cittadine: quelli che se lo possono permettere. La privatizzazione portata avanti negli ultimi decenni ha sottratto risorse alla sanità pubblica e oggi ne paghiamo le conseguenze.

L’educazione sta pagando la scelta di mettere a profitto la salute, con le scuole che devono rimanere chiuse con la scusa di limitare l’ulteriore trasmissione del virus, mentre il settore lavorativo – dove avviene la maggior parte dei contagi – continua praticamente a pieno ritmo. L’ennesima prova di come il futuro delle nuove generazioni non rientri nelle preoccupazioni di chi dovrebbe amministrare il nostro paese – dallo Stato, passando dalla Regione e arrivando in Comune – interessato solo all’aspetto economico.

L'"educazione ambientale" di ENI nelle Scuole

La DAD non è la sola minaccia di cui gli studenti si preoccupano da ormai un anno. L’educazione ambientale che verrà insegnata nelle scuole verrà fatta da insegnanti e professori formati da ENI: una follia pura.

I numerosi processi che li hanno visti colpevoli, le devastazioni ambientali che hanno causato in tutto il mondo, i diritti umani che violano costantemente in paesi lontani dai nostri occhi di italiani e il loro essere uno dei 30 più grandi emettitori di sempre non può portarli ad insegnare “educazione ambientale” nelle scuole.
L’educazione all’ambiente e all’ecologia dovrebbe essere insegnata da chi ha ben chiaro il concetto di rispetto per l’ambiente ed equità tra la specie e i popoli – principi cardine in Natura – e non a chi sta giocando con il futuro dell’umanità per il proprio mero profitto economico. “ENI deve andare fuori dalle scuole”, queste è il messaggio dei ragazzi e delle ragazze che hanno preso parola davanti al Liceo Parini e all’Università Statale.

Consumo di suolo

Flshmob contro il consumo di suolo.
Flshmob contro il consumo di suolo.

Milano è una delle città con l’indice di suolo consumato (cementificato) in Italia: 74%. Nonostante questa cifra faccia rabbrividire già di suo la macchina del cemento non si ferma e continua ad erigere grattacieli dopo grattacieli, anche se il trend vede sempre più uffici vuoti e il numero degli appartamenti sfitti è aumentato del 209% da inizio pandemia i prezzi delle case non scendono perché la speculazione dei grandi costruttori e delle multinazionali non conosce crisi.

COIMA è una di quelle aziende responsabili della continua artificializzazione del nostro suolo – e della nostra aria ultimamente – che vive della speculazione immobiliare di questa città immettendo tonnellate di CO2 derivanti dalla costruzione di edifici inaccessibili ai più ma che ricalcano l’idea di progresso corrente.

Le responsabilità della Regione

Flshmob davanti alla sede della Regione
Flshmob davanti alla sede della Regione

La Regione Lombardia è il territorio che ad oggi conta più morti per Covid in tutta Italia. La gestione della pandemia da parte della giunta di Fontana – e Gallera inizialmente – è una successione di errori e di pessime decisioni.

Lo scandalo dei camici che ha coinvolto Fontana è un chiaro esempio di come si ragioni in Regione: lucrare su tutto, anche sulla vita delle persone. Il sistema sanitario lombardo è stato trasformato negli anni per privatizzare la salute delle persone, in modo che lo status economico determinasse il diritto alla cura. Ma la salute non può essere privata, ancora di più oggi che stiamo vivendo una pandemia che è uno dei primi effetti visibili del cambiamento climatico.

Il modello lombardo è un fallimento per i cittadini, ma ingrassa le tasche dei nostri politici, degli immobiliaristi e di quelli che pensano che alla salute possa essere dato un prezzo.

Il loro piano di ripartenza, il Piano Lombardia, prevede un massiccio investimento sulle infrastrutture – per lo più strade, autostrade e tangenziali – in vista dell Olimpiadi: l’apertura di 3000 cantieri che ricalcano lo stesso business as usual che ci ha portato alla pandemia e che sta causando il collasso climatico – ed ecosistemico – del nostro pianeta.

ENI & Shell

ENI, nel 2017, era al 30º posto dei più grandi emittitori del mondo generando lo 0.6% del totale delle emissioni del settore industriale. Da allora non molto è cambiato come si nota dai piani di “decarbonizzazione” dell’azienda che vede un investimento di 1.4 miliardi in fonte rinnovabili a fronte dei 33 totali. Un misero 4,62% che serve solo a potersi rivendere sui giornali come “impegnati sul fronte green“, mentre l’impegno vero è nel continuare ad investire sugli idrocarburi aprendo 140 nuovi pozzi nell’arco di 4 anni con i restanti 95,38%.
Nonostante i processi, tra cui quello per “traffico illecito di rifiuti” in Basilicata che l’ha vista recentemente condannata e il caso internazionale OPL245 in Nigeria dove, invece, i vertici sono stati assolti in primo grado ENI continua nel suo business as usual contribuendo – consistemente di più rispetto a tutte le Chiara, le Silvia e i Luca – all’innalzamento della temperatura globale.

La Nigeria lega la nostra ENI a Shell sull’affare OPL245, altra compagnia responsabile dell’1.7% delle emissioni industriali che ha finanziato il regime militare Nigeriano e cha ha portato all’uccisione del politico e attivista a difesa del popolo Ogoni Ken Saro Wiwa nel 1995. La strategia di Shell è quella di tutto il settore dell’industria petrolifera: cercare giacimenti in zone povere per massimizzare i profitti e poter influenzare facilmente l’economia locale estraendo risorse preziossissime a poco prezzo e distruggendo interi ecosistemi.

Si sta discutendo sempre di più sull’inserimento del concetto di ecocidio nella legislazione internazionale, proprio per mettere un freno alla devastazione ambientale che colossi come Eni e Shell hanno portato in tutto il mondo, e presto potrebbe diventare realtà.

Il ruolo della finanza

Mentre il cemento continua ad avanzare a ritmi spaventosi, la Finanza continua a giocare d’azzardo sul futuro delle persone – e dell’umanità intera. Standard Chartered, la banca inglese del carbone, ha investito 24 miliardi di dollari in progetti legati al carbone, gas e petrolio dagli Accordi di Parigi, un vero climate killer.
Anche le banche italiane fanno la loro parte: Intesa San Paolo nel periodo 2017-2019 ha investito 2.6 miliardi in aziende legate al carbone, Unicredit 17 miliardi nel periodo 2016-2018 in investimenti legati al fossile.
Lo stesso Stato Italiano da sussidi ambientalmente dannosi per 35.7 miliardi di euro perché il mercato della speculazione finanziara, che manovra l’estrattivismo insostenibile delle risorse, genera grossi profitti per ogni attività ambientalmente dannosa. Dai Grandi della Finanza il nostro Pianeta non ha valore come luogo comune – l’unico nell’Universo conosciuto – che ci permette la vita, ma come magazzino infinito di risorse immettere nell’economia per trarne profitti che una persona comune fa fatica ad immaginare.

La speculazione sulle risorse è una delle cause che ci hanno a questo critico punto della Storia dell’Umanità: la Terra sta iniziando a collassare sotto l’inefficienza della gestione delle risorse – l’economia – con l’estrema estrazione di risorse da una parte del mondo, i miliardi di tonnellate di sprechi e rifiuti dall’altra. Siamo 9 miliardi di persone che devono trovare una strada comune per evitare di oltrepassare la soglia di +1.5º C per evitare di oltrepassare il punto di non ritorno, ma una delle soluzioni – criminale – della Borsa è stata quella di quotare l’acqua.

È il sistema che deve cambiare, non il clima

È chiaro ormai come sia il modello economico che noi tutti perseguiamo il meccanismo che ci impedisce di agire in maniera concreta per ambiente e clima garantendo una prospettiva di futuro vivibile alle nuove generazioni.

Gran parte dalla ricchezza è concentrata in pochi milioni di persone, lasciando più del 53% della popolazione mondiale condividere un 1.4% della ricchezza totale.

Di fronte a questa enorme diseguaglianza non possiamo rimanere in silenzio e credere alle parole della politica che ci sta promettendo una transizione ecologica quando si tratta solo di una transizione energetica ad altre fonti non rinnovabili per mantenere intanto la gerarchia sociale.

Chiediamo che venga riconosciuto che è arrivato il momento di pensare ad un’economia davvero in un ottica globale, che livelli davvero le forti diseguaglianze e che pensi al futuro di ogni figlio e figlia che ogni giorno nasce sul nostro pianeta.

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